Sono una taciturna con la sindrome dell'horror vacui... quindi parlo, parlo, parlo, a volte inutilmente, e allora tento di soppesare le parole. Sono una minimalista perché ritengo sempre validi i principi del rasoio di Occam, ma so pure che, a volte, "la curva è la più graziosa distanza tra due punti" (Mae West). Insomma alla ricerca della quadratura del cerchio.

domenica 18 settembre 2011

Serenata

Mio nonno paterno suonava la fisarmonica. E scriveva poesie. Era contadino, ma sapeva leggere e scrivere. 
Al Circolo degli Operai, nel paese in cui è sempre vissuto, leggeva ad alta voce, ogni mattina, il giornale. Erano tutti  analfabeti, tranne lui.
Durante la grande guerra scriveva le lettere che i contadini spedivano ai figli che si trovavano al fronte e poi  leggeva loro  le risposte. Sapeva  così, indirettamente, i fatti di tutti. 
Mio nonno era una persona molto discreta. Era piccolo di statura, minuto,  molto sensibile, un animo buono. Se dovessi raffigurarlo attraverso un'immagine lo rappresenterei come uno degli omini surreali di Chagall.

                                   Dedicata da  John Coltraine alla moglie Naima

Mio nonno ha vissuto il dramma del terremoto della Valle del Belice del 1968. Il suo paese venne  gravemente colpito dalla violenza del sisma. Dal 14 gennaio 1968 ha sempre vissuto senza più una  casa vera, abitando prima nelle tendopoli  e poi nelle baracche, rivestite di amianto. Sino all'ultimo dei suoi giorni.
A volte d'estate rimanevo  un po' con i miei nonni. Mi trasferivo da Palermo  per una settimana nella baracca insieme a loro. Mi piaceva ascoltare i loro racconti.
Ho un bellissmo ricordo di mio nonno. Una sera, così improvvisamente, scrisse dei versi a mia nonna. Versi dedicati ad un fiore, mia nonna aveva il nome di un fiore. Lo stesso mio nome. Poi prese la fisarmonica e cantò e suonò quei versi per lei. Eravamo fuori la baracca, io ero una ragazzina di  tredici  anni, tutti i vicini uscirono dalle loro case per ascoltarlo.
Bellissimo ed  emozionante. In quell'istante pensai: se  un uomo dovesse, un giorno, cantare e suonare per me dei versi così intensi e profondi me ne innamorerei follemente.
Aspetto ancora quella serenata.

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