Sono una taciturna con la sindrome dell'horror vacui... quindi parlo, parlo, parlo, a volte inutilmente, e allora tento di soppesare le parole. Sono una minimalista perché ritengo sempre validi i principi del rasoio di Occam, ma so pure che, a volte, "la curva è la più graziosa distanza tra due punti" (Mae West). Insomma alla ricerca della quadratura del cerchio.

venerdì 16 settembre 2011

Scuola VS Nichilismo

Ancora un altro "primo giorno di scuola".  Da quando avevo sei anni, ogni anno, senza soluzione di continuità. Sono cambiati  soltanto  i ruoli, adesso sto dall'altra parte. Ma l'emozione è sempre, ogni anno, molto forte. L'inizio di un nuovo anno scolastico apre una storia nuova, un percorso lavorativo diverso e unico. Ogni anno scolastico è  un'esperienza circoscritta nel tempo, che ha inizio il primo giorno di scuola e termina, a luglio, con gli esami di maturità. Ogni anno si caratterizza, e rimane poi nel ricordo, per le persone insieme alle quali percorro questo breve ed intenso viaggio. E' una storia  che vivo, ogni anno, con grande passione. Il mio lavoro mi piace. A scuola soffro, mi diverto, piango, rido, gioisco per le piccole "grandi" conquiste. Come in tutto quello che riguarda la mia vita. Sono una  passionaria.  
A scuola faccio l'insegnante e basta. Rimango totalmente immersa nel mio lavoro. Appena esco da scuola tolgo "l'abito da lavoro". Raramente parlo del mio lavoro al di fuori dell'edificio scolastico. Fuori faccio altro, ho ruoli diversi. 


Fare scuola è abbastanza difficile. Ci muoviamo tra mille difficoltà. Manca tutto, le strutture sono fatiscenti e spesso quello che si fa a scuola non ci piace. E' la cronaca di tutti i giorni. Non mi dilungo, tutti sanno come "non funziona" la scuola della Gelmini. Presidi ormai diventati manager, progetti PON/POR/IFTS/FATTELAPESCA finanziati dall'unione europea, perfettamente inutili, prove INVALSI uguali per tutti, come se gli alunni italiani fossero stati tutti clonati. Una scuola fatta di numeri e non di persone. Una scuola che non vuole formare esseri pensanti.  Una scuola che plasma burattini. Una scuola che non include, che non valorizza le differenze.
Ma, fortunatamente, la scuola non è solo questo. Esiste una realtà sommersa, nascosta, di cui si parla poco, fatta  da chi  crede ancora nel proprio lavoro.  Il lavoro che si fa dentro le aule con i propri alunni.  E siamo in tanti a crederci, nonostante tutto.
La scuola italiana è fatta, a volte, da alunni difficili, che ci ricordano "Lettera ad una professoressa" di Don Milani e la scuola di Barbiana  o "Diario di scuola" di Daniel Pennac. Ma ci sono anche gli altri alunni. Alunni diversamente abili, alunni extracomunitari, alunni  cosiddetti "normali" (odio questa parola, ma cos'è la normalità?), i nostri figli per intenderci. A me non interessa a quale "categoria" un alunno appartenga. Non esistono, per me, categorie. Ogni alunno è una persona uguale a tutti gli altri, nella sua unicità. Ho insegnato dalla scuola materna all'università, ma il mio approccio all'insegnamento è sempre stato lo stesso, con le dovute differenze, naturalmente. La scuola deve formare individui. La scuola deve istruire e deve educare. Non sono d'accordo con la scuola dalle facili promozioni, la scuola del sei politico, in cui ha creduto per tanti anni la sinistra italiana.  La scuola deve fornire, soprattutto ai ragazzi più difficili e poco motivati allo studio, gli strumenti della "conoscenza". E un insegnante è veramente bravo quando riesce a trovare le strategie adeguate per ogni suo alunno. Ogni ragazzo deve avere il suo percorso e la sua valutazione. E il suo professore deve costruire, insieme a lui, la sua strada e deve fornigli gli strumenti perché possa percorrerla, da solo,  fino in fondo. Qui sta la differenza  e questo è il compito dell'insegnante. 
Se necessario la scuola deve anche bocciare. Ripetere un anno scolastico, a volte, è indispensabile. E' molto difficile bocciare un ragazzo, è una scelta molto sofferta e io ho sempre tantissimi dubbi. Comunque penso che un buon professore non bocci quasi mai. Un professore che crede nel suo lavoro ritorna indietro sui propri passi, cerca il suo alunno, guarda dentro di lui, e lo trova. Quasi sempre.  
Un buon professore deve far prendere consapevolezza ai propri allievi che il sapere rende liberi e che la conoscenza permette di scegliere in maniera autonoma. Un buon professore deve rendere autonomi i propri allievi, capaci di saper camminare con le proprie gambe, capaci di sapersi orientare in mezzo alle difficoltà della vita. Un  professore deve essere un buon traghettatore, deve aiutare i propri alunni a superare, in maniera poco dolorosa, quella "linea d'ombra" che separa la spensieratezza della gioventù dalla consapevolezza della maturità. Un buon professore deve aiutare i propri alunni, spesso in pieno turbinio adolescenziale, a combattere  il nichilismo, la malattia menomante dell’epoca, quello che Nietzsche definisce  "il più inquietante fra tutti gli ospiti". Un buon professore deve saper dare una risposta a Umberto Galimberti: occorre prendere consapevolezza e attraversare indenni, imparando anche a combatterlo con le proprie  armi, l' "ospite inquientante" che alberga dentro tutti noi.

Buon anno scolastico a tutti.

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