Sono una taciturna con la sindrome dell'horror vacui... quindi parlo, parlo, parlo, a volte inutilmente, e allora tento di soppesare le parole. Sono una minimalista perché ritengo sempre validi i principi del rasoio di Occam, ma so pure che, a volte, "la curva è la più graziosa distanza tra due punti" (Mae West). Insomma alla ricerca della quadratura del cerchio.

mercoledì 27 luglio 2011

I Nonluoghi

Marc Augè, uno dei maggiori rappresentanti dell’antropologia della contemporaneità, definisce un luogo attraverso tre caratteristiche: "è  identitario e cioè tale da contrassegnare l’ identità di chi ci abita; è relazionale nel senso che individua i rapporti reciproci tra i soggetti in funzione di una loro comune appartenenza; è storico perchè rammenta all’individuo le proprie radici.  I luoghi antropologici - tradizionali o moderni che siano - possono essere ben descritti dalle nozioni di centro e monumento. La Casa Bianca e il Cremlino sono contemporaneamente luoghi monumentali, centri di potere, simboli di uno Stato, metafore di una ideologia. La casa in un paese della Sicilia individua la posizione sociale di chi la abita, gli tramanda memorie, gli impone atteggiamenti e consuetudini". Architetture, monumenti, spazi agresti, giardini e montagne, che posseggono quello che un tempo si sarebbe definito il ‘genius loci’.

Il non-luogo, secondo  Marc Augé,  è invece un particolare spazio prodotto dalle dinamiche dello spostamento, un luogo essenzialmente di passaggio in cui l’identità nella sua forma tradizionale non può radicarsi; si tratta di aree di transito come aeroporti, autostrade, stazioni, autogrill, centri commerciali, architetture periferiche anonime dove gli attori sociali devono ideare nuove forme di radicamento. I non-luoghi sono caratteristici della surmodernità. Sono spazi anonimi, luoghi pensati "non per l’uomo specifico, conosciuto ed identificato come diverso rispetto agli altri, ma per l’uomo generico, individuato dal numero di un documento o di una carta di credito, sono  strutture architettoniche configurate per ospitare un commercio muto, un mondo lasciato ad individualità solitarie, tutte assolutamente uguali.(...)"  




"Eppure basta uno sguardo attento, quello di un fotografo, di uno scrittore che appunta sul suo diario una frase, o di un semplice passeggero meditabondo, a rovesciare la negatività dei Nonluoghi". 
E' un problema di sguardo o meglio di “spostamento dello sguardo”: aprire gli occhi su realtà che normalmente guardiamo senza vedere

Le frasi virgolettate sono tratte da Marc Augé, Non luoghi: introduzione ad una antropologia della surmodernità, Elèutera Editrice , Milano 1993

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